19/10/2011

Il 2 novembre a Palermo: "U' Cannistru" !

Verso la fine del mese di ottobre, quando cadono le prime piogge e l’aria si fa più leggerina, a Palermo da antico tempo si organizza “la Fiera dei Morti”, puntualmente la zona dove veniva predisposta era quella del vetusto rione dell’Olivella.
 
cannistro7.jpgOggi questa Fiera vine svolta in altre piazze della città. All’occorrenza per ricordare tutto ciò è consuetudine atavica di approntare il tradizionale “Cannistru”, un cesto colmo di dolciumi di ogni genere ed in particolare i decanti "frutti di martorana" che ormai tutti ci invidiano e che è diventata famosa in tutto il mondo.

Cesto, da regalare ai bambini piccoli e, alla famiglia in particolare per festeggiare l’ingresso di una nuova stagione, anche i fidanzati regalavano alla fidanzata il cesto per l’augurio di continuità.

I più grandicelli che riuscivano a capire qualcosa si erano inventati una preghiera propiziatoria per richiedere più regali:

"Animi santi, animi santi,
Io sugnu unu e vuiautri síti tanti:
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai."

Esso una volta esposto in casa, magari in un luogo dove possa essere osservato anche da parenti ed amici, e far mostra di sé per l’opulenza della sua preparazione, per alcuni giorni è consuetudine non toccare nulla di quello che è stato apparecchiato, saranno i giorni successivi prima del natale ad essere toccato per iniziarlo a disfarlo.

La sua presenza, anticamente si era convinti che desse un senso d’augurio e benessere per l’avvicinarsi dell’inverno.

Più delle volte per la sua preparazione si ci impiegano diversi giorni, un piccolo viaggio iniziava dalla scelta del cesto che diveniva il contenitore dove doveva essere allocato e allestito.

La ricerca è proprio tra le bancarelle che nascondono i venditori ambulanti di questa merce, qualcuno è venuto dalla provincia ed ha portato diversi cesti in vimini o materiali simili che ha lavorato tutto l’anno e attende proprio questo periodo per poterli vendere.
Ci sono cesti di varie misure e dimensioni, anche quella del cestaio è un’attività legata alla tradizione popolare, ormai da tempo ci sono quelli importati dall’industria, però non è la stessa cosa.

Questo indispensabile accessorio di tutte le misure e forme e di materiali diversi dal semplice giunco alla plastica.

Tradizionalmente la forma classica è quella rotonda e di una certa ampiezza e soprattutto di vimini, perché a chi l’osserva non deve apparire ridicolo, perché per i palermitani l’apparenza è un fattore fondamentale.

Selezionata la dimensione del cesto, bisogna riempirlo, la prima cosa che viene immessa al centro della sua capienza è la “pupaccena” celebre figura antropomorfica, cioè a forma umana, chiamata comunemente "i pupi ri zuccaru" o Pupaccena: una statuetta cava fatta di zucchero indurita e dipinta con colori leggeri con figure tradizionali (Paladini, ballerini ed altri personaggi del mondo infantile).

Tuttavia da tempo a questa parte si rammentano nuove forme come quelle di animale: cavalli, cagnolini, galli e tanti altri che, spesso richiamano i momenti attuali come la statuetta a forma di zucca che richiama la festa di "Halloween", tanto per stare al passo con i tempi di altre culti.

La figura più popolare è un baldanzoso pupo di zucchero che raffigura il classico paladino, a cavallo e non, figura eroica dei mitici paladini del teatro popolare, che nella Sicilia orientale è scomparso del tutto, nella sua particolare produzione di questo manufatto di cui vanno fieri i dolcieri palermitani.

cannistro4.jpgAl centro del cesto, adornato con carta colorata, viene sistemata “pupaccena”, che sovrasta il tutto con la sua imponenza silenziosa.

Attorniata ad essa viene disteso, come riempimento, un letto di “frutta secca”, primizie di stagione come: noci, mandorle, nocciole, castagne, fichi secchi e datteri, melograni, che capeggiano in bella vista.

Non deve assolutamente mancare “ù scacciù” un miscuglio di differente frutta secca composta da “calia” o ceci tostati, "simienza" con le sue varianti: con sale e senza, noccioline americane (arachidi), nocciole tostate ("nucciddi atturrati"), pistacchi secchi e salati, castagne secche (cruzziteddi), carrube secche, "favi atturrati" (fave tostate).

Ad adornare per continuità visiva, si ci mette dentro, fra le tante cose, una piccola bacca di colore verde “a murtidda”, nome dialettale riferita alla bacca del mirto nero (Myrtus communis) e, uno dei sette componenti che debbono essere presenti “nò cannistrù”.

Questa pianta nell’antichità era consacrata a Venere per i Romani, ritenuta anche un anafrodisiaco, la presenza nel cesto vuole rappresentare una carica in più e, amore spirituale verso i cari estinti.

Sopra la frutta vanno posti i biscotti tipici che ci tramandarono le monache dei monasteri: taralli, quaresimali, reginelle, amaretti e quelli di “pasta di miele” ricoperti di glassa bianca comunemente detti e conosciuti come “ossa ri muortu” o italianizzato “morticini” perché per il loro aspetto vogliono rappresentare le ossicina dei morti.

La tradizione vuole che la notte tra il primo e il due novembre, si appoggino sul davanzale o sulla tavola o messi in evidenza sopra “ù cannistrù” affinché i defunti passando se ne cibano.

Ma principalmente (u ruci mmistu): il dolce misto fatto da rimasugli di biscotti impastati una seconda volta, bianco per la velatura di zucchero e marrone per la presenza di cacao.

taitu.jpgI Tetù o tatù sono dei biscotti tipici palermitani, è un dolcetto speciale per alcune ricorrenze, è il tipico biscotto che caratterizza il giorno dei defunti.

A Palermo, si chiamano “tetù e teio”, che tradotto vuol dire “tieni tu e tini io” per esprimere la golosità di questi biscotti immaginando dei bambini davanti ad un vassoio che si dicono a vicenda: tieni mangiane uno tu ed uno io fino ad esaurimento.

Per renderlo ancora più scintillante è sufficiente aggiungere dei cioccolatini e caramelle con carta stagnola di differente colorazione, confetti e filamenti di carta di diversi colori (adoperati dai fruttivendoli per valorizzare la frutta esposta), che debbono mettere in risalto la “frutta di martorana”.

cannistro1.jpgImitazione della frutta realizzata con farina di mandorle e zucchero, successivamente dipinta, sono spesso vere opere d'arte per la straordinaria somiglianza a quella vera: nespole, castagne, pesche, fichidindia, banane, albicocche, mele, fragole, caki, ciliegie, arance e tanti altri che riempiono il cesto.

Originariamente questa “frutta” non era collegata alla celebrazione dei defunti, nata a Palermo nel monastero della Martorana, fantasiosa opera delle suore benedettine, che vollero regalare qualcosa di particolare al vescovo che andò a visitare il loro monastero in periodo invernale, sorprendendo l’ospite con dei frutti fuori stagione.

Nel 1308 Papa Clemente V fu omaggiato con frutta di martorana sopranominata “reale” perché giustamente considerata regina della pasticceria isolana e palermitana.

Successivamente si è diffusa anche nel resto della Sicilia, varcando lo stretto è esportata in tutto il resto del mondo grazie agli emigranti siciliani.

Legata al simbolismo della trasgressione, gli zuccheri aiutano a superare i momenti bui e rallegrano il cuore, ecco perché si omaggiano il giorno dei trapassati.

Evidente che, nel tempo, a questa strenna in dolci si sono andati via, via aggiungendo altri regali, trasformando un culto che affondava le sue radici nel mondo pagano in una vera e propria festa, che i palermitani insaziabili, gradiscono molto.

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Il 2 novembre a Palermo: "i pupi ri zuccaru" !

Per questa festa nelle famiglie palermitane che rispettano le tradizioni popolari più antiche c'è riposto in un angolo di qualche mobile o sulla "credenza" della stanza da pranzo, al centro del cesto (u cannistru) avviluppato intorno ai piedi di tutto punto che con la sua presenza lo sovrasta silenzioso: “u’ pupu ri zuccaru o a’ pupaccena”.

pupi,zucchero,tradizioni,palermo,palermitane,doci,sicilianiUn baldanzoso pupo di zucchero che raffigura il classico paladino, figura eroica dei mitici paladini del teatro popolare e che nella Sicilia orientale è scomparso del tutto, nella sua particolare produzione di questo manufatto di cui vanno fieri i dolcieri palermitani.

Questa figura antropomorfa che richiama l’uso di certi riti pagani, e assoggettata alla credenza di ricevere doni dai cari defunti, siano essi nonni, zii, parenti prossimi o lontani, ai più piccoli del nucleo familiare.

Figure che non sempre rappresentano immagini umane come: ballerine, giocatori della attuale squadra del Palermo, personaggi dei cartoni animati e dei fumetti, tuttavia rammentano la forma di animale: cavalli, cagnolini, galli e tanti altri che spesso richiamano i momenti attuali come la statuetta a forma di zucca che richiama la festa di "Halloween", tanto per stare al passo con i tempi di altre culture.

pupi,zucchero,tradizioni,palermo,palermitane,doci,sicilianiModellate in stampi creativi di gesso o di terracotta, da appositi artigiani “gissara”, che creano il modello desiderato da uno negativo a quello positivo, dividendolo il calco in due parti, il fronte che è la parte più intarsiata e la parte posteriore che di solito risulta disadorna. Anticamente era lo stesso dolcieri che si apprestava a realizzare la forma desiderata, in due parti, davanti e il dietro, ed essa risultava esclusiva.

MA COME E' FATTO UN PUPO DI ZUCCHERO ?

La prima fase della realizzazione avviene proprio con le forme che vengono preparate per accogliere lo zucchero fuso.

Disposte le formelle di gesso, i calchi legati con dei lacci per tenere unite le due parti, in un grande tavolo si allineano tutti i formati di ogni tipo e, disposti sottosopra per essere riempite.

Lo zucchero viene lavorato per fusione: è sciolto in acqua ad alta temperatura in un tegame di rame, il tipo usato è quello bianco da barbabietola italiana che viene mescolato ad un concentrato di limone ”cremortartaro” per assicurare la necessaria sbiancatura.

Zucchero che per noi palermitani vantammo quest’antica tradizione: lo portarono gli arabi, che lo ricavavano da una speciale di canna chiamata “cannam mellis”, cannameli per noi, si impiantarono diversi trappeti per estrarre questo dolcificante che ben presto divenne industria molto fiorente fino al XVI secolo tanto da essere esportato in tutte quelle nazioni che commerciavano con la nostra città.

Una volta fuso lo zucchero viene introdotto all’interno delle forme, che singolarmente con una tecnica particolare si fa in modo che occupi, con un sottile spessore, la parete, e resti vuota la parte interna dello stampo.

Si lascia raffreddare per qualche minuto non appena è freddo  si vede che lo zucchero incomincia a solidificarsi.

pupi,zucchero,tradizioni,palermo,palermitane,doci,sicilianiA questo punto si aprono le due parti della formella, con una lama di coltello si procede a raffinare “il pupo” da ogni avanzo di stampo.


Successivamente si passa alla colorazione della parte intarsiata con una pittura dai vivaci colori naturali ed eseguita rigorosamente a mano per ogni singolo pezzo.

Vengono utilizzati colori alimentari: il giallo si ricava dallo zafferano, rosso dal pomodoro, azzurro brillante dal miglio di tinte vegetali, il bianco dal latte e farina, il bruno dal cacao, il nero brillante dalla seppia, il verde brillante da alcune verdure, la mescolanza crea i colori tenui.


Dopo l’asciugatura si passa alla decorazione dove la statuetta viene “impupata” con lustrini di carta colorata incollata con della farina, zucchero a velo per decorare i bordi, carta stagnola per creare l’effetto luccichio, palline argentate, mentre la base si ricopre con carte colorate o bianche merlettate.

pupi,zucchero,tradizioni,palermo,palermitane,doci,sicilianiRigide ed impalate, le dolci statuette tutte decorate attendono di essere trasferite nei luoghi di vendita, per poi proseguire il loro momento, quello di essere addentate festosamente da denti infantili.

Esposti comunemente nelle vetrine delle pasticcerie, esse vengono vendute soprattutto in piazza, nella “baracchella” allestita all’occorrenza tutta raffigurativa, tappezzata di bianco, con delle bandierine tricolori e sopra si realizzano delle scalinate dove vengono sistemate questi “pupi ri zuccaru”, solitamente sono “i turrunara” che si organizzano nella tradizionale “fiera dei morti”.

A’ pupaccena come la definiamo noi palermitani è un retaggio della nazione Veneziana che nel 1574 per onorare la visita di Enrico III, figlio di Caterina dei medici, fu organizzata una cena che all’occasione si doveva mostrare qualcosa di particolare, si pensò alla bottega del Sansovino che creò tramite i suoi apprendisti delle sculture di zucchero che ebbero subito il favore e lo stupore degli intervenuti.

Alcuni marinai palermitani che avevano trasportato lo zucchero in quella città, ricevettero la notizia che grazie a loro si poterono realizzare quei pupi a cena, da qui il correttivo di “pupaccena”.

Giunti nella nostra città, la cosa arrivò all’orecchio dei nostri dolcieri che impersonarono a modo loro realizzando dei particolari “pupi” dipinti con i colori del carretto.

Questa figura antropomorfica che tradizionalmente è Palermitana ha un suo riscontro nella vicina città tunisina di Nabeul che regalano questa statuetta dolce per festeggiare il capodanno islamico e, richiamare l’Egira l’emigrazione del profeta Maometto a Medina, festa unicamente religiosa e familiare.

I maestri tunisini le preparano nella identica pratica a quella palermitana, le due comunità a loro insaputa creano questa affinità che sicuramente è da riscontrare ad un fatto commerciale dove esiste una via dello zucchero che attraversa il Mediterraneo.

Inseriti nel rituale della festa familiare, “i pupi” vengono regalati dai genitori ai bambini che acquistano nelle bancarelle dei loro suk, avvolti nel cellophane trasparente e annodati con del nastro rosso, i cui modelli possono essere scelti tra i cinquanta presenti, gli animali destinati ai maschi e le bambole relegate alle bambine.

Alcuni soggetti richiamano forme di simbolismo augurale, altre figure rappresentano combinazioni di vita quotidiana.

Il primo giorno dell’anno, i “pupi” vengono sistemati al centro di una alzatine i “methred”, circondate da un misto di noci, datteri, mandorle e uva passa, caramelle e confetti che lo completeranno per essere regalati ai bambini che sicuramente romperanno subito per mangiarne i pezzi.

Nella stessa città sopravive una comunità ebraica che altrettanto usa confezionare alcuni piccoli “pupi” di zucchero per la festa del “Souòuda”.

Questa pratica comune che lega palermitani e tunisini è forse un abitudine tramandata dai nostri marinai che partiti cent’anni fa alla volta di Tunisi, tra il loro armamentario per la pesca portarono con sé l’usanza di fondere lo zucchero per farne “pupi”.

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il 2 novembre a Palermo è... La "festa" dei morti !

E' tradizione palermitana (Palermo è l'unica città d'Italia dove si festeggiano i defunti...) secondo la quale, per la festa dei morti, i genitori regalavano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro che erano stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti.

festa,defunti,2,novembre,palermo,dolci,pupi,zucchero,cannistroDi solito i doni per i maschietti erano armi: pistole a tamburo con tanto di fodero o fucili con il tappo che era attaccato tramite un laccio, ispirati a modelli western; c'erano pure costumi da indiani, quelli d'America, con archi e frecce. Queste ultime avevano una ventosa che non si attaccava mai, se non si inumidiva con una "liccata" della lingua.

Per le bimbe: bambole ricciolute, passeggini, assi da stiro, fornelli e pentolame.

I più facoltosi regalavano tricicli e biciclette fiammanti.

Al mattino miracolo !

Bisognava trovare il regalo nascosto in un punto insolito della casa, nella notte tra l'1 e il 2 novembre.

La sera prima si nascondeva la grattugia perché si pensava che i defunti, a chi si fosse comportato male, sarebbero andati a grattare i piedi !!!

La festa ha un origine e un significato che si collegano certamente ad antichi culti pagani e al banchetto funebre, un tempo comune a tutti i popoli indo-europei, di cui si ha ancora un ricordo nel "consulu siciliano" (era il pranzo che i vicini di casa offrivano, dopo che il defunto era stato tumulato, ai parenti che avevano trascorso).

festa,defunti,2,novembre,palermo,dolci,pupi,zucchero,cannistroE' stato osservato che il significato della strenna dei morti è duplice: offerta alimentare alle anime dei defunti e offerta simbolica, nei dolci a forma umana, come assicurazione alle anime dei defunti in maniera che, cibandosi di essi, è come se ci si cibasse dei trapassati stessi.

Celebri tra questi dolci sono quelli antropomorfi, cioè a forma umana, quali "i pupi ri zuccaru" detta Pupaccena: una statuetta cava fatta di zucchero indurita e dipinta con colori leggeri con figure tradizionali (Paladini, ballerini ed altri personaggi del mondo infantile) o di pasta di miele o i biscotti detti "ossa ri muortu".

festa,defunti,2,novembre,palermo,dolci,pupi,zucchero,cannistroAl mattino si impone la tradizionale "muffulietta", un tipo particolare di pane (spugnoso e morbido) con poca mollica che si "conza" (si prepara) con OLIO, ACCIUGA, ORIGANO, SALE E PEPE con la variante del POMODORO fresco.

I frutti di martorana, fatti con pasta di mandorle e poi dipinti, sono spesso vere opere d'arte per la straordinaria somiglianza a quelli veri: nespole, castagne, pesche, fichidindia, arance e tanti altri che riempiono, associati al "misto" (u ruci mmiscu): il dolce misto fatto da rimasugli di biscotti impastati una seconda volta, bianco per la velatura di zucchero e marrone per la presenza di cacao.

festa,defunti,2,novembre,palermo,dolci,pupi,zucchero,cannistroU CANNISTRU, un cesto in vimini con frutta secca, fichi secchi e datteri e che riempie la base , la martorana e i biscotti, 'a MURTIDDA e il tutto sormontato dalla Pupaccena. Per renderlo più scintillante bastava aggiungere dei cioccolattini con carta stagnola e filamenti di carta di diversi colori.

Evidente che, nel tempo, a queste strenne in dolci si sono andati via via aggiungendo altri regali, trasformando un culto che affondava le sue radici nel mondo pagano in una vera e propria festa.

E' da tener presente che nella provincia di Palermo, dove fino a qualche anno fa non esisteva ancora l'usanza di scambiarsi doni in occasioni delle feste di Natale, la tradizione si è mantenuta più viva che in altri luoghi della Sicilia.

Anticamente il due novembre, giorno della commemorazione dei defunti,quando ancora non erano in uso i cimiteri, i palermitani andavano nelle varie cripte della città per rivisitare i propri defunti: lavarli, pettinarli, rivestirli ed esporli per l'anno successivo.

Una tale usanza è ancora visibile in quanto la grande cripta dei Cappuccini che ospita 8000 corpi imbalsamati è tuttora visitata nel giorno della commemorazione dei defunti.

La Fiera dei Morti a Palermo si svolge di solito presso il rione S.Pietro, alla Cala ma, originariamente, veniva svolto all' Olivella, subito dopo Piazza Massimo, ma anno dopo anno cambia "zona": variopinte bancarelle offrono ai vari visitatori nonché ai genitori l'opportunità di potere acquistare giocattoli, vestiario, dolciumi di ogni genere per preparare il tradizionale "Cannistru".

12:30 Scritto da: pwnews in TRADIZIONI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: festa, defunti, 2, novembre, palermo, dolci, pupi, zucchero, cannistro | |  del.icio.us | | Digg! Digg

19/04/2011

Pasqua 2011: a Terrasini "la festa di li schietti"

terrasini1.jpg
Testo di Carlo Di Franco ©PalermoWeb.com

EDIZIONE 2011

Venerdi 22 Aprile 

Ore 20.00 - Chiesa Madre "Maria SS. delle Grazie": Solenne Processione.

 Sabato 23 Aprile

Ore 7,30 - C/da Paterna: Taglio dell'albero con banda musicale.

Ore 8,00 - Tamburinata per le vie del paese.

Ore 10,30 - C/da Gazzara: "Manciata" a base di prodotti tipici siciliani con la partecipazione della Pro Loco e spettacoli folkloristici.

Ore 11,00 - Piazza Duomo: Raduno d'auto d'epoca e sportive in collaborazione con il Circolo "Vernagallo".

Ore !4,30 - Viale Consiglio (presso Scuola Media): Sparo di mortaretti e inizio sfilata dei carretti siciliani con esibizione della Banda Musicale "G. Puccini" di Terrasini e gruppi folkloristici siciliani. Sfilata di cavalli con i costumi tipici siciliani a cura di Nicola Cucinella.

Ore 17,00- C/da Paterna: Addobbo degli alberi a cura del Comitato.

 Domenica 24 Aprile 

Ore 7,30 - Chiesa Madre "Maria SS. delle Grazie": Santa Messa officiata dall'arciprete Don Renzo Cannella.

Ore 8,30 - Spari di mortaretti  - Piazza Duomo: Benedizione e alzata dell'albero.

Ore 10,00 - Sfilata degli "Schietti" con l'albero per le vie del paese.

Ore 16;00 - Piazza Duomo: Inizio gara dell'alzata dell'albero, categorie "Schietti" e "Maritati".

Ore 20,00- Piazza Duomo: Premiazioni.

Ore 22,00- Piazza Duomo: Spettacolo musicale con Manuel Aspidie-  Intrattenimento cabarettistico di Sasà Salvaggio.

Ore 24,00- Piazza Duomo: Spettacolo di giochi pirotecnici e..."sorpresa".

 Lunedi 25 Aprile 

Ore 21.30 - Piazza Duomo: Spettacolo di musica popolare in memoria di Rosa Balistreri "Da Rosa a Rosa", a cura della Coop. "Henry D'Aumale" di Terrasini.

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LA FESTA

Ogni anno, per il periodo di Pasqua, a Terrasini si svolge una caratteristica festa in cui i protagonisti principali sono gli "Schetti" cioè gli scapoli del paese. E' una prova di destrezza con la quale il giovanotto "schetto" dimostra la sua abilità e la forza fisica in modo da impressionare la ragazza dei suoi sogni ed arrivare a conquistarne il cuore.

Per far ciò egli solleverà un albero di arancio amaro del peso di 50/55 Kg e, mantenendolo alzato ed in equilibrio con una sola mano, lo farà roteare più tempo possibile, dimostrando la sua forza e la sua virilità.

La festa, che non ha origini antichissime, risale dalla seconda metà dell'800 ai primi del '900 e richiama le feste primaverili pagane dedicate ad Adone e collega l'inizio dell'equinozio con le ricorrenze pasquali e il trionfo della vita.

E' la festa della rinascita dove l'albero rappresenta la vegetazione ed è partecipe della natura intera come simbolo della fecondità che si rigenera senza interruzione.

Uguale manifestazione viene richiamata a Villabate con la festa del Bastone di San Giuseppe.

In realtà il rito ha inizio il Sabato mattina antecedente la Pasqua con un colossale banchetto; la "manciata" avviene in aperta campagna, nel luogo stabilito dove avverrà il taglio dell'albero prescelto, che è di proprietà di uno degli "schetti", a sua volta estratto dalla lista dei partecipanti.

Gli invitati, cittadini e turisti, per l'occasione degusteranno diverse pietanze arrostite alla brace tra cui carne bovina macellata di fresco, castrato e pesce fresco con annaffiatura di un buon vino locale. Il pasto comune richiama la struttura sociale del paese che è legata alle due attività principali del mare e della terra: pesce e carne.

L'albero individuato sarà tagliato nel primo pomeriggio e verrà preparato ed adattato alle esigenze del rituale, fornito di una lunga asta innestata alla base che ne permetterà il sollevamento.

Per raggiungere il peso desiderato gli verranno aggiunti rami ausiliari fra gli altri rami e sarà decorato con striscioni e coccarde, nastrini e "ciancianieddi" (campanelline) e, per completare, dei fazzoletti del mondo contadino di color rosso e dagli "aineddi" piccole caciotte dei produttori locali; così bardato sarà posto su un carretto che in compagnia di altri carretti e dei gruppi folkloristici farà il giro delle vie del paese.

Il giorno di Pasqua nella piazza centrale di Terrasini dinanzi alla Chiesa Madre, dopo la Santa Messa, si assisterà alla benedizione dell'albero ed ad una serie di prove di sollevamento da parte degli "schetti" iscritti alla gara.

terrasini2.jpgE' nel momento del sollevamento dell'albero sotto il balcone della promessa che la celebrazione della festa degli "Schetti" trova nel rito il suo significato originario in cui l'eros ha un posto centrale.

Nel pomeriggio la piazza accoglierà sia la gara a tempo a cui parteciperanno gli "schetti" e i "maritati", sia l'esibizione dei gruppi folcloristici presenti. Il tutto festosamente accompagnato dalle gioiose musiche della banda cittadina e una sfilata di carrettini siciliani "abbardati" a festa per la gioia dei bambini.

 

 

15:21 Scritto da: pwnews in Pasqua | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pasqua, terrasini, festa, schetti, schietti | |  del.icio.us | | Digg! Digg

17/04/2011

Pasqua 2011: La processione a Palermo dell'Addolorata dei Cassari

LOCASSARI.jpgI Riti della Settimana Santa 2011 della confraternita di Maria SS. Addolorata ai Cassari "Palermo 1755" - LOCANDINA: cassari_2011.pdf

DOMENICA DELLE PALME : 17 Aprile

  • ore 10.45: Raduno della confraternita davanti la Chiesa del Lume ai Cassari
  • ore 11.00: Benedizione delle Palme  Processione Verso La Chiesa di S. Maria La Nova
  • ore 11.30: Santa Messa Solenne

GIOVEDI' SANTO: 21 Aprile

La Chiesa Rimarrà Tutto il Giorno Aperta

  • ore 16.00 Giro dei Tamburi
  • ore 19.00 S. Messa in Cena Domini Al Termine Adorazione del Santissimo
  • ore 23.00 Rappresentazione Vivente "Ultima Cena e Arresto di GESU'"

VENERDI' SANTO: 22 Aprile

  • ore 15.00 Passione del Signore
  • al Termine Solenne Processione del Cristo Morto e dell'Addolorata, i Fercoli Saranno Accompagnati dall'Associazione Musicale "S. Cecilia" di Valguarnera Diretta dal Prof Giuseppe Piscitello e dal Corpo Bandistico "G.ppe Verdi" di Caltanissetta Diretta dal Maestro Maria Ivana Stella.

SABATO SANTO: 23 Aprile

  • ore 23.00 Veglia Pasquale

DOMENICA DI PASQUA: 24 Aprile

  • ore 11.30 Santa Messa Solenne

 

Parrocchia di San Giacomo la Marina - Chiesa Santa Maria la Nova

Il Parroco: P.Pietro Scaduto 

I Gestori:
Il Superiore: Lucchese Giovanni
I Congiunto: Molina Emanuele
II Congiunto: Favarotta Filippo

LA STORIA

cassari.jpg
Testi: Carlo Di Franco ©PalermoWeb.com

Nel 1775, i domestici e i cuochi in servizio presso le patrizie case palermitane, si costituirono in congregazione, utilizzando come loro sede associativa la chiesa di S.Giacomo, ubicata nella strada denominata Tavola Tonda nel mandamento della Loggia.

In un secondo tempo la confraternita, per questioni logistiche, abbandonò la residenza della chiesa di S.Giacomo e si trasferì in quella della Madonna del Lume, nella strada dei “Casciara”. Il tempio, edificato verso l’inizio del XIX secolo, è situato nell’omonima via in un tratto di strada che scende verso la Cala, strada in cui i “Casciara” hanno le loro officine e vendono articoli di legno.

L’attuale sede fu scelta per il semplice motivo che a poca distanza da essa avevano le loro fastose residenze le famiglie blasonate.

I momenti più importanti della confraternita sono rappresentati dalla preparazione e dalla partecipazione alla solenne processione del Venerdì Santo, durante la quale si portano per le vie del quartiere della Loggia gli artistici simulacri dell’Addolorata e l’urna con il Cristo Morto.

Formatasi con il proposito di curare i sentimenti di pietà, secondo i propositi dichiarati nella regolamentazione che disciplina tutti i confrati, cioè i Capitoli, la confraternita scelse le immagini sacre di Maria SS. dell’Addolorata e del Cristo morto per celebrare il culto che maggiormente si ispirasse alle regole dei Capitoli.

La congregazione, che attualmente conta un centinaio circa di confrati, anticamente era composta da una sola categoria.

L’evoluzione nel tempo ha consentito anche a fedeli di altre e diverse condizioni sociali di entrare a far parte della confraternita, ma in tutti è vivo il profondo attaccamento e la devozione, ampiamente manifestato il giorno della solenne processione la quale, pur avendo nel frattempo mutato la progenie e le consuetudini, rimane fedele allo spirito della fondazione.

Originariamente la processione si svolgeva alle prime luci dell’alba: un confrate si aggirava con la “tròccula” nelle vie del quartiere, destando i confratelli con una tiritera.
Il suono dei tamburi, avvolti per l’occasione in un drappo nero, procurava un triste schiamazzo, annunciando l’inizio della celebrazione religiosa.
Tradizionale era indossare l’esclusivo frac, abito che indicava l’assìsa professionale, differenziandosi così dalla gente comune, oggi riservato ai membri dell’esecutivo.
L’abitino nero con la bordatura viola, colore quest’ultimo in relazione ai precetti sacri degli uffici funebri, è invece riservato ai portatori che lo utilizzano per trasportare a spalla i fercoli.

Il venerdì pomeriggio fu proposto dall’autorità ecclesiastica come momento ufficiale per la processione, in quanto si avvicina alla realtà liturgica.

Ed è proprio il venerdì pomeriggio, anziché il venerdì mattina o il sabato, come si soleva fare in precedenza, che il corpo di Cristo deposto dalla croce viene accompagnato alla sepoltura dalla Madre, dai discepoli e dalle pie donne.

pasqua_processione_4.jpgIl simulacro dell’Addolorata, che è una statua scolpita nel legno ed è alta 180 cm. compresa la base, è una delle immagini più venerate dai dediti palermitani.

Voluta espressamente dalla confraternita, che si assoggettasse alla realtà naturale umana di una madre che soffre per la morte del proprio figlio, fu commissionata dalla congrega allo scultore Girolamo Bagnasco, intorno al 1790 (data relativamente incerta).

Egli realizzò una figura in piedi e nella pienezza della forma umana, atta all’uso processionale.

Diversamente da tutti gli altri soggetti che venivano modellati nelle parti più visibili, come volto, mani e piedi, ricoprendone di vesti e mantelli le parti meno esposte, lo scultore realizzò il primo nudo femmineo nella storia dell’arte sacra, soffermandosi sulla disposizione della figura eretta, dandole un leggero movimento rotatorio per permettere al lungo vestito di assecondare i movimenti del corpo e a dare individualità all’acconciatura, riuscendo a concretizzare qualcosa di molto particolare ritenuta un’opera rinascimentale unica nel suo genere.

Il giorno della processione, prima che il simulacro venga sistemato sulla “vara”, il gruppo delle consorelle, istituito nel 1960 e riformato nel 1986, che dispone di un proprio vessillo e sfila in processione con un proprio abitino, provvede alla vestizione della statua, smontando l’abbigliamento “casalingo” tenuto fino a quel momento per abbigliarla con abiti più eleganti.

Cinque mantelli di velluto nero sono annoverati nel ricco ed elegantissimo guardaroba dell’Addolorata, oltre a varie vesti e sottovesti con tanto di merletti e ricami che adornano la biancheria intima; il tutto viene conservato con gran cura dalla confraternita.

L’Addolorata procede in processione su una macchina processionale (la “vara”) dipinta di nero che reca i simboli della passione. Troneggia con il suo manto di velluto nero, uno stellare d’argento dorato a raggiera le cinge il capo, il volto sbiancato come la cera, listata a lutto nella sua tradizionale veste viola. Fra le mani giunte in preghiera detiene un fazzoletto di pizzo, mentre sul petto un pugnale d’argento Le trafigge il cuore.

 

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Il Cristo, deposto all’interno di un’urna dorata, marcia tra la folla, affiancato da alcuni uomini in arme il cui costume richiama l’armatura dei paladini, definiti dal popolo “giudei” o “traditori” per aver ucciso Gesù.

Il fercolo in cui è adagiata l’urna, la cui “vara” è di una ricercatezza singolare, fu realizzato nel 1934 da un artista di nome Manfrè, dedito al Cristo morto.

L’artista, oltre ai vari decori in rilievo, volle impressionarvi anche i simboli della passione: il gallo, i chiodi, il martello, la scala ecc…

In origine l’arca conteneva un simulacro di cartapesta con braccia pieghevoli che, successivamente sostituito, fu donato alla confraternita della Mercede al Capo.

L’attuale Cristo, rielaborato dal professor Vincenzo Partinico nel 1987, utilizza un Crocifisso di legno presente in una cappella della chiesa del Lume.

pasqua_processione_5.jpgIl Cristo morto viene sorretto a spalla da diversi confrati devoti all’urna, anch’essi vestiti di scuro corvino e, nonostante il peso, da essi non traspare lo sforzo cui si sottopongono, e la fatica non indebolisce il loro infervoramento.

Entrambi i simulacri a sera fanno ritorno in chiesa.

I confrati, esausti ma contenti e paghi nel loro spirito alla devozione, con la consapevolezza di aver rinnovato una tradizione sorta oltre due secoli fa, si preparano all’appuntamento dell’anno successivo...

23:13 Scritto da: pwnews in Pasqua | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: processioni, pasqua, palermo, confraternite | |  del.icio.us | | Digg! Digg

Pasqua 2011: I sepolcri del Giovedì Santo

"Una visita guidata, entro un percorso stabilito e a pagamento, e per di più con l'ausilio di audio guide, snatura, svilisce e offende il senso e il valore di tale momento di adorazione e di preghiera che la Chiesa offre ai fedeli quale prolungamento della memoria dell'istituzione dell'Eucaristia durante l'Ultima Cena di Gesù.

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A mezzo degli organi di informazione è stata diffusa ieri la notizia che il prossimo giovedì 21 aprile avrà luogo l'iniziativa "I sepolcri del Giovedì Santo", organizzata dall'Associazione Via Roma Centro Storico e dalla Vm Agency Srl, e patrocinata dall'Assessorato al Turismo del Comune di Palermo.

In due orari diversi l'iniziativa propone percorsi notturni da effettuare a piedi per visitare in gruppo, con ausilio di guide turistiche e dotazione di audioguide, diverse parrocchie e chiese del Centro Storico nelle quali la liturgia cristiana del Giovedì Santo, prevede, dopo la celebrazione "In Coena Domini" la reposizione dell'Eucaristia per l'adorazione da parte dei fedeli.

L'Altare della reposizione viene pertanto adornato con fiori, ceri e ogni preziosa suppellettile per sottolineare la presenza dell'Eucaristia cioè Dio vivo e vero, da adorare e riconoscere come il Vivente.

Non si tratta pertanto di un luogo sepolcrale, ma del luogo nel quale la reale presenza di Dio vista con gli occhi della fede, comunica Vita e Speranza.

Nelle ore serali del Giovedì Santo non ha luogo la "visita" ai "sepolcri", né tantomeno ai tradizionali e solenni addobbi degli altari.

La "visita" è fatta all'Eucaristia, con la preghiera silenziosa e di adorazione personale e comunitaria all'interno delle Chiese, luoghi sacri.

A tal proposito la Curia Arcivescovile avverte la necessità di specificare quanto segue.

Una visita guidata, come quella sopra descritta entro un percorso stabilito e a pagamento, e per di più con l'ausilio di audio guide, snatura, svilisce e offende il senso e il valore di tale momento di adorazione e  di preghiera che la Chiesa offre ai fedeli quale prolungamento della memoria dell'istituzione dell'Eucaristia durante l'Ultima Cena di Gesù.

Parrocchie e chiese aperte la sera del Giovedì Santo non possono far parte di itinerari turistici programmati e assistiti.

Non si può e non si deve correre il  rischio di ridurre ad un bene di consumo, con una fruizione a pagamento, l'offerta libera che, in ogni Giovedì Santo, la Comunità ecclesiale compie aprendo le porte di tante chiese per la preghiera, il raccoglimento, la celebrazione del sacramento della Penitenza.

Si invitano pertanto i Reverendi Parroci e i Rettori delle chiese, particolarmente di quelle del Centro Storico della nostra Città, a fare in modo che dopo la celebrazione "In Coena Domini", nelle ore destinate all'Adorazione Eucaristica, sino alle ore 24,00 si crei nelle stesse chiese un clima di silenzio, di raccoglimento, di preghiera personale e comunitaria nel rispetto della verità e della dignità dei luoghi sacri e del momento celebrativo.

Non si consentano durante l'esposizione Eucaristica visite guidate di gruppi organizzati.

22:36 Scritto da: pwnews in Pasqua | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | |  del.icio.us | | Digg! Digg