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01/04/2012

I Diavoli di Prizzi

Testi: Prof. Carmelo Fucarino, tratti dal sito del Comune di Prizzi (Pa)

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Il nucleo forte della ritualità prizzese è stata nei secoli la celebrazione della Settimana Santa. Essa si è sviluppata attraverso una serie di momenti clou che prendono l'avvio dalla Domenica delle Palme e si concludono in crescendo il giorno di Pasqua.

In questi riti che tramandano la spiritualità delle Sacre Rappresentazioni e delle Passioni medioevali si innestarono elementi nuovi che si cristallizzarono nei secoli attraverso gestualità e costumi, specifici ed esclusivi del sentimento religioso delle nostre genti.

A differenza delle altre feste che scandiscono le stagioni agricole, il fulgente protettore S. Giorgio di origine normanna, gli altari fioriti dei quartieri al passaggio del Corpus Domini, la Fiera di Prizzi associata all'esposizione della Croce, i nostri morti che riempiono le scarpe di primizie, lo scoprimento del Bambino Gesù e la miracolosa Madonna del Carmelo, i riti della Settimana Santa scavano più in profondità per la loro simbologia che riassume l'intera esistenza nel drammatico conflitto tra la vita e la morte.

Elementi comuni con altri paesi della Sicilia rimandano alla tragicità della morte di provenienza catalana e andalusa. Basta assistere alle processioni del rito del dolore e della Passione che a Siviglia si sviluppa per una settimana, con le tragiche Addolorate, vestite di nero e trafitte al cuore nella forma più macabra da lunghissimi coltelli, quei volti di Cristo dilaniati dall'angoscia per capire quanto della religiosità ispanica pervade il nostro Venerdì Santo.

L'immagine del Cristo crocifisso o deposto, grumo macabro di sangue per tutto il corpo e smorfia di dolore orrendamente terrena, ho rivisto centuplicata in corpi di umanità parossistica nell'iconografia del dolore fino all'apice dello spasimo dei Cristi deposti nelle teche di chiese del Messico spagnolo. Poi la lunga veglia sul monte Calvario, devozione documentata identica il 6 aprile 1793 e affidata ai confrati di S. Nicolò, il pianto e i gemiti delle donne nella rinnovazione della crocifissione e della rabbrividente Deposizione, il lunghissimo mesto corteo funebre dietro il fiorito e luminoso littirino del Cristo trafitto di spine.

I mascuna che scandiscono le ore, il suono ascendente della tromba e il ritmo ossessivo dei tamburi commentano le ore del dolore e della morte, morte dell'Uomo-Dio e della natura invernale, la nostra terrena e quella dell'anima. Poi in possente antitesi i riti della resurrezione e della vita, della primavera e della rigenerazione dal peccato.

Preceduti, come in qualche altro paese, dal fremito di palme e ramoscellidi ulivo al seguito del prete-Cristo sull'asinello,dall'ultima cena con la consueta lavanda dei piedi e dalla tradizione dei sepulcri con gli esili pallidi steli dei lavureddi, la vita che germoglia dal chicco morto, era rito mai smesso da mia madre battere il letto con un sarmento di nodi dispari al segnale dello scampanio dello scioglimento delle campane, il rito della flagellazione di Dioniso, dio del vino, interpretata come cacciata del diavolo.

Questo ciclo dalla morte alla vita trova il momento di esaltazione nel celebre 'ncontru dell'Addolorata ammantata di nero e dal cuore trafitto dal pugnale con il Cristo Risorto nel suo abbagliante splendore, presente in altre liturgie e rappresentazioni di paesi delle Madonie.

Quello che rende il nostro incontro unico e senza riscontro è il cosiddetto ballu di diavuli.

Evidente è l'allusività dei personaggi della Sacra Rappresentazione, la sconfitta della Morte in semplice tuta gialla e i denti digrignanti e dei diavoli in tuta rosso fuoco dell'inferno, sgozzati dalla spada di angeli corazzieri, la discesa della colomba. Spirito Santo, l'applauso catartico e liberatorio per lo'ncontro arrinisciuto, la purificazione dal peccato conclusa con il pigliari 'a paci. Non è però solo questa simbologia a rendere unico e straordinario l'incontro di Prizzi. L'esaltazione della rinascita diventa qui rito che protrae nei secoli a livello inconscio altro culto precristiano, relitto antropologico di riti dell'arcaica Hippana, attraverso uno straordinario e stupefacente sincretismo che si perpetua nei simboli della morte e del diavolo estranei all'iconografia della Resurrezione cristiana, la balestra roteante e il travestimento taurino, che alludono ad altri antichissimi culti chtoni o agrari.

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Oggi Prizzi è famosa nel mondo sia per il «Ballo dei Diavoli» che rifacendosi ad un'antica tradizione pagana ha assunto un'interpretazione cristiana significando il trionfo del Bene sul Male attraverso la vittoria di Cristo risorto sui Diavoli, che  per i pregevoli lavori artigianali e la produzione di  squisiti prodotti caseari.

L'approssimarsi della Pasqua in Sicilia evoca antichi riti con i quali si celebrava, nelle manifestazioni pagane, l'equinozio di primavera che, suggerisce adeguatamente, tra i fenomeni più arcani della natura, l'idea della morte e della risurrezione come la scomparsa e la rinascita della vegetazione.

Sicani e Siculi, laboriose e pacifiche popolazioni che, probabilmente, abitarono la Sicilia in tempi remoti, erano depositari di una religione e di una mitologia di cui si colgono numerose testimonianze in feste religiose tuttora in auge.Ebbene, la più emblematica e significativa di queste tradizioni è il "Ballo dei Diavoli", perché conclude i riti della Settimana Santa a Prizzi, che iniziano la Domenica delle Palme con la solenne rappresentazione dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e proseguono con la Crocifissione e successiva deposizione del Cristo Morto nel giorno del Venerdì Santo.

Per Prizzesi e forestieri la Pasqua si richiama alle più remote consuetudini popolari ed evidenzia numerosi elementi teatrali come accadeva nelle tragedie greche. Ma affinché l'effetto tragico si realizzi bisogna richiamarsi all'eterna lotta fra le forze del bene e quelle del male. Nel magico spettacolo del "Ballo dei Diavoli", dove fede e folclore sono intimamente fuse, gli elementi drammatici scaturiscono da alcune rappresentazioni mute che consentono all'animo umano di partecipare all'ideale incontro-scontro tra cristianesimo e paganesimo, tra la primavera e l'inverno, tra la luce e le tenebre, tra la vita e la morte.

prizzi3.jpgLe strade del paese si animano già all'alba del giorno di Pasqua per questa presenza remota che si perpetua costantemente. La morte, vestita con una tuta gialla, ed un'orrenda maschera anch'essa gialla, con una balestra in mano e due diavoli, che indossano tute rosse, con il volto celato da maschere di latta sormontate da un paio di coma e le spalle coperte da pelli di agnello, si aggirano rumorosamente per le vie del paese fermando i passanti, catturandoli ed impadronendosi simbolicamente delle loro anime.

Nel primo pomeriggio, nel Corso Umberto (il corso principale del paese) ed in altri cinque punti dislocati in varie zone di Prizzi, si verifica la scena madre. I diavoli e la morte tenteranno di impedire l'incontro festoso tra le statue del Cristo Risorto e della Madonna correndo di qua e di là frenetici e, nell'incontro ravvicinato tra il Cristo e la Madre, il manto nero di quest'ultima cadrà per terra cedendo il posto a quello azzurro smagliante, mentre i diavoli e la morte, perduta la baldanza mattutina, cadranno uccisi dagli angeli incitati dalla banda musicale e dalla popolazione festante.

www.comune.prizzi.pa.it

23:58 Scritto da pwnews in Pasqua | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | |  del.icio.us | | Digg! Digg

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