08/03/2013
Le processioni a Palermo: Nostra Signora de la Soledad
A scinnuta r'Addulurata 2013
Venertdi 22 Marzo alle ore 17,00 Santo Rosario dell'Addolora
Ore 17,30 Via Crucis Presieduta dal Reverendissimo Parroco, P.Salvatore Mons. Grimaldi
Ore 18,00 l'Immagine della Vergine Addolorata verrà spostata dalla sua cappella, al fiaco dell'Altare Maggiore. Durante la processione all'interno della Chiesa, si pregherà elevando a Dio e alla Vergine Addolorata canti e inni spirituali. Il sacro rito sarà concluso con la benedizione della Santa Croce.
Al termine, l'Associazione Bandistica Città di Palermo " Cav. Michele Cascino" intonerà alcune tipiche marce della Settimana Santa.

Echi antichi della città spagnola ci riportano alla processione della Nostra Signora de la Soledad, organizzata dall’omonima congregazione, fondata nel 1590, presso l'ultima cappella a sinistra della chiesa di S.Demetrio, in piazza della Vittoria. Nello stesso anno il Venerdì Santo fanno una processione dei Misteri della Passione del Cristo morto, durante la quale molti di flagellano a sangue, come consuetudine spagnola. Inizialmente composta soltanto da fedeli spagnoli, fu successivamente formata da signori e nobili siciliani.
Fin dai tempi passati i regnanti spagnoli destavano molte attenzioni e venerazione all’Addolorata, e anche la casa reale italiana non fu da meno, come dimostra il manto donato da Maria Cristina di Savoia, poi rubato nel 1866.
Nel marzo 1895 la Regina Margherita di Savoia dona il manto di velluto nero che ancora oggi indossa l’Addolorata. Nel XVIII secolo i confrati sentono il bisogno di rendersi autonomi e si trasferiscono in un’altra sede con il privilegio di portare in processione l’urna del Cristo morto e dell’Addolorata, costituendo il “porto e straporto". La chiesa di S.Anna dei calzettieri, sita nella Rua Formaggi, da allora ospiterà la congregazione de la Soledad fino ai nostri giorni, e poiché la chiesa di S.Demetrio fu distrutta dai bombardamenti del 1943 i fercoli furono trasferiti nella nuova sede. La cappella, rimasta miracolosamente illesa, fu restaurata nel 1953 al 1955 a cura e spese del governo spagnolo che ne è proprietario.
Il simulacro dell’Addolorata trasportato dai confrati vestiti con abito scuro ha un’immagine così naturale, nel cui viso si legge il più profondo e pacato dolore nella quale ogni donna ritrova se stessa. A questa rappresentazione contribuisce anche il vestito bianco e il ricco manto nero, costume rappresentato dagli spagnoli, che gli italiani trasformarono in abito viola in segno di lutto. Era costume che, oltre al popolo, al corteo partecipassero tutte le alte autorità cittadine compreso i corpi militari che facevano bella mostra di se per la vaghezza delle loro divise.
Ancora oggi la massima autorità cittadina, il Sindaco con le guardie municipali in grand’uniforme e il gonfalone, accompagna la processione per alcune vie della città.
Per trasportare l’urna del Cristo morto si fanno carico 32 confratelli guidati da due "capi vara" con i classici abitini scuri e seguiti dagli incappucciati i quali sfoggiano la tunica bianca con il cappuccio di colore nero o blu secondo la maestranza d'appartenenza.
La scultura in legno è riferita come opera dello scultore palermitano Francesco Quattrocchi, del 1784 circa. L’opera, che esprime una tenerissima pietà, assume connotati realistici, è stata restaurata nel 1987 e riporta i colori originali.
La processione è ricordata da Giuseppe Pitrè che, allora abitante del Borgo Vecchio, la osservò con ammirazione. Ancora oggi nel rione si ricorda un cortile dedicato alla Soledad, fino a quando l’immagine dell’Addolorata fu trasferita dal collegio di Maria al Borgo a Rua Formaggi.
Attualmente la congregazione risiede presso la chiesa di San Nicolò da Tolentino un quanto la vecchia sede risulta in rovina.

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01/04/2012
Il Triudo pasquale a Ciminna

Il triduo pasquale che racchiude i grandi misteri della settimana Santa a Ciminna, ha inizio il mercoledì precedente la Domenica delle Palme.
La ridente località dell’entroterra palermitano, territorio copioso di feudi, vive un’atmosfera particolare, sono i giovani del paese ad impegnarsi a organizzare i riti pasquali.
Riunendosi il pomeriggio nella chiesa Madre, i giovani e i ragazzi portano, richiamati dal suono delle campane, ramoscelli d’ulivo che hanno raccolto nelle loro terre, e assisteranno alla funzione della “trasuta dell’uliva”, rito che richiama il momento in cui Gesù si recò nell’orto di Getsemani prima di essere catturato.
I ramoscelli d’ulivo, la Domenica delle Palme saranno benedetti, i giovani che si erano recati in cattedrale per assistere alla funzione, riporteranno i ramoscelli presso le proprie case e li saranno collocati dietro l’ingresso principale per augurare pace a quella casa, qualche altro sarà condotto nelle campagne come auspicio per una buona annata.
Il Giovedì Santo, raccolti nella chiesa Madre i paesani assistono alle celebrazioni più importante che la liturgia cristiana richiama in questo giorno, convengono per glorificare il precetto pasquale, le confraternite che all’occasione indossano i loro abitini, vengono “legate” le campane che a sua volta saranno sciolte al momento della Resurrezione con la tradizionale “calata da tila”.
A sera seguono la tradizionale visita dei “Sepolcri” a cui hanno partecipato per l’allestimento le donne del paese con la preparazione dei “lavureddi”.
Il momento più espressivo è il giorno in cui nostro Signore muore e i cittadini di Ciminna hanno da secoli dedicato a questo momento una particolare attenzione.
E’ nel Venerdì Santo che i Ciminnesi con la costruzione d’alcuni fercoli processionali hanno voluto trasmettere quel profondo sentimento devozionale.
Le sacre rappresentazioni figurate o processione dei misteri, un gruppo ligneo di statue che rappresentano alcuni momenti salienti delle ultime ore che Gesù impressionò prima di raggiungere il Calvario.
GUARDA:
Di buon mattino quasi all’alba, un uomo fornito di “troccula” attraversa le vie del paese, ad indicare che Gesù sta per essere tradotto all’ultimo supplizio, durante la mattinata altri uomini si dividono per le strade ripetendo lo stesso giro a suon delle battole (troccula), poi si ode uno squillo di tromba e tre colpi di tamburo, dopodiché le battole riprendono a suonare.
Dalla chiesa di San Giovanni Battista, durante la mattinata presto, si diparte la sacra processione, anticamente questa partiva dalla chiesa del Purgatorio dove generalmente sono conservati i simulacri dei misteri, apre il corteo lo stendardo nero accompagnato da alcuni ragazzi che inevitabilmente suonano la troccula.
Di buon mattino quasi all’alba, un uomo fornito di “troccula” attraversa le vie del paese, ad indicare che Gesù sta per essere tradotto all’ultimo supplizio, durante la mattinata altri uomini si dividono per le strade ripetendo lo stesso giro a suon delle battole (troccula), poi si ode uno squillo di tromba e tre colpi di tamburo, dopodiché le battole riprendono a suonare.
Il primo simulacro a partire e quello che rappresenta “Gesù nell’Orto di Getsemani”, seguito da una delle cinque confraternite esistenti a Ciminna, la più antica è quella del SS. Sacramento fondata nel 1545, con il capo cinto da una corona di spine, recitano il Rosario, immersi in una profonda devozione.
Fanno seguito gli altri fercoli processionali con la “Flagellazione”, “La caduta”, “L’incoronazione e la “Crocifissione”, i rispettivi gruppi sono portati a spalla dai giovani del paese che a gara hanno il privilegio di essere i destinatari di questa antica tradizione.
Le ragazzine vestite con un mantello nero, fazzoletto e grembiule bianco, accompagnano il gruppo della Pietà, composto da Maria e il Cristo morto giacente fra le sue braccia e abbandonato sulle ginocchia.

Le “munacheddi”, cosi sono chiamate le ragazzine, reggono tra le mani dei cuscini dove sono poste alcuni simboli della Passione (calice, crocifisso, la lancia, i fiori, i chiodi, il martello ecc.), viene appresso una ragazzina vestita di nero con tanto di diadema sul capo ed un pugnale d’argento all’altezza del torace, ad rappresentare l’Addolorata, il Cristo morto adagiato su una lettiga di tela “littirinu” precede il corteo, mentre la banda musicale intona struggenti marce funebri appositamente composte da due maestri ciminnesi di antica fama.

La processione ripercorrendo le vie del paese ritorna nella chiesa di San. Giovanni Battista dove terminerà il suo calvario verso mezzogiorno.
Nel pomeriggio nella chiesa di San Giovanni Battista, dove ha sede l’omonima congregazione, si seguita con la funzione “dell’Agonia” dove saranno recitati i canoni delle sette parole di Dio.
Dopo il suono della campana che invocherà gli abitanti dal campanile della chiesa che batterà per cinque volte, farà seguito lo sparo di altrettanto rintronanti mortaretti, tutti si raccoglieranno in preghiera.
In prima serata ha luogo la processione del Cristo Morto raccolto in un’urna di legno preceduta dalle confraternite e da processionanti che illumineranno il percosso con torce, i tamburi listati a lutto annunceranno il passaggio del corteo, la banda musicale seguirà il fercolo processionale dell’Addolorata accompagnata dalla confraternita di Maria SS.Addolorata che ha questo privilegio descritto nei “capitoli” e durante la notte a turno i confrati parteciperanno alla cosiddetta “ora Santa”, e dalle pie donne.
A Piazza Umberto I, dopo la recita di alcune orazioni si concluderà la processione, a seguito inizierà la Sacra Veglia funebre con l’adorazione.
Il sabato sera durante la solennità notturna, si celebrerà la benedizione del cero pasquale detto “ciliu”, e tradizione popolare che vuole che lo Spirito Santo si presenti in virtù di vento, esso sarà benefico se benedetto dal Signore e soffierà tutto l’anno.
23:58 Scritto da pwnews in Pasqua | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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